Productive zone of disequilibrium

I leader sono responsabili della creazione di un ambiente in cui le persone possono dare il loro meglio.

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Hi, I'm Marco 👋

I'm Chief Product and Technology Officer at a growth-stage company in Italy where I lead both product and engineering teams through big wins, tough failures, and all the dynamic moments in between.

On the other side I'm a solopreneur, or better say, an indie hacker: I design, build and grow personal projects.

I started this journal to capture everything I've learned, and continue to learn, about designing, building, delivering, and growing digital products.

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Sono appena rientrato da un offsite a Roma con il team di prodotto di Talent Garden. È stata una bella occasione per rivedersi tutti, parlare di strategia e mangiare una buona cacio e pepe in compagnia.

Un tema che abbiamo affrontato riguarda il cambiamento e Alessandro Braga, CDO @ Talent Garden, ha condiviso un concetto che ho trovato estremamente interessante. Si chiama Productive Zone of Disequilibrium, un termine coniato da Ronald Heifetz, autore, docente ad Harvard e cofondatore dell’Adaptive Leadership Framework.

Per arrivare a comprendere il concetto, partiamo da una frase di Simon Sinek:

“I leader sono responsabili della creazione di un ambiente in cui le persone danno il loro meglio”.

Cosa significa? Che tipo di ambiente dovrebbe creare un leader in un mondo in continua evoluzione?

Holding Environment

Ogni volta che ti ritrovi a guidare un cambiamento, devi costruire quello che viene definito un holding environment, ovvero uno spazio psicologico che è al tempo stesso sicuro e scomodo.

Questo termine è stato utilizzato per la prima volta da Donald Winnicott, un pediatra e psicoanalista. Nel suo lavoro spiega che la funzione chiave del genitore è isolare il suo bambino dall'impatto dello stress, scegliendo con cura i momenti per consentire alle frustrazioni di entrare lentamente nell'esperienza del bambino.

Prendi come esempio una mamma che corre accanto ad un bambino che impara ad andare in bicicletta. Il bambino è al sicuro in quanto la mamma è lì per prenderlo se cade. Ma il bambino è anche a disagio perché deve fare tutto il lavoro: tenere la bicicletta in equilibrio, pedalare, muovere il manubrio per girare,… È il bambino che si sta adattando al cambiamento ma il bambino sa che la mamma è lì per prenderlo se dovesse perdere l’equilibrio. Se la mamma invece tenesse la bici, il bambino non si troverebbe in un holding environment perché è lei che sta facendo tutto.

Un holding environment è quindi un ambiente scomodo perché porta la persona a non poter evitare un problema, ma sicuro perché la persona possa sperimentare un nuovo modo di essere.

Productive Zone of Disequilibrium

Ronald Heifetz riprende questo tema parlando di Productive Zone of Disequilibrium.