La teoria delle finestre rotte

Scritto da Marco Santonocito il

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Dal mio cognome credo si possa intuire facilmente... sono metà Siciliano. Negli ultimi anni, grazie alla possibilità di lavorare da remoto, ho ripreso a frequentare questa meravigliosa regione.

Nonostante la bellezza dei luoghi, non ho potuto fare a meno di notare come alcune zone fossero abbandonate a loro stesse. Poco tempo fa, durante il Product Management Day, mi è successo di vedere la stessa situazione a Roma, scenari che mi hanno fatto pensare alla teoria delle finestre rotte.

La teoria nasce da un esperimento effettuato nel 1969 da uno psicologo sociale, Philip Zimbardo.

Questo ricercatore ha fatto parcheggiare due auto identiche, lasciandole ferme per una settimana, in due zone molto diverse degli Stati Uniti: una nel Bronx a New York, quartiere notoriamente povero; l'altra in una zona ricca e tranquilla della California, a Palo Alto.

Penso sia facile immaginare cosa possa essere successo.

L'auto abbandonata nel quartiere malfamato di New York dopo appena poche ore era già stata smantellata e privata di ruote, motore, specchi, radio, ecc; in poche parole, tutti i materiali e gli accessori ritenuti utili furono rubati, mentre quelli non utilizzabili, vennero distrutti. Al contrario, l’automobile abbandonata del quartiere più ricco e tranquillo, rimase intatta.

Il risultato portò a trarre la conclusione che il crimine e il delitto non fossero altro che figlie della povertà e dell’emarginazione.

Tuttavia, non contenti, Zimbardo e gli altri ricercatori hanno riproposto l'esperimento a Palo Alto. Questa volta però hanno rotto un vetro dell'auto prima di abbandonarla. Dopo una settimana, l’auto aveva fatto la stessa fine di quella del Bronx.

Il risultato portò ad una nuova conclusione. Gli atti di vandalismo non risiedono nella povertà o nella situazione di disagio, ma nel fatto che il finestrino rotto di un'automobile abbandonata, come può esserlo anche la finestra di un edificio trascurato, trasmetta l'idea di disinteresse e noncuranza. In queste situazioni si genera un senso di mancanza di leggi, norme e regole per cui ogni dimostrazione di degrado riafferma e moltiplica l'idea che il vandalismo possa diventare incontenibile in quanto espressione dei nostri peggiori istinti.

Questa teoria ha portato ad altri esperimenti. Tra tutti quello di James Q. Wilson e George L. Kelling è quello più conosciuto.

I due ricercatori effettuarono degli esperimenti controllati per determinare se l'effetto del disordine esistente, come la presenza di rifiuti o di graffiti, aumentasse l'incidenza di criminalità aggiuntive come il furto, il degrado o altri comportamenti antisociali.

Gli scienziati scelsero diversi luoghi in diverse città. Nella prima fase, quella di controllo, il luogo fu mantenuto ordinato, libero da graffiti, finestre rotte, ecc. Nella seconda fase, detta esperimento, il medesimo ambiente fu trasformato in modo da farlo sembrare in preda all'incuria e carente di ogni tipo di controllo: furono rotte le finestre degli edifici, le pareti furono imbrattate con graffiti e venne accumulata sporcizia.

I ricercatori controllarono segretamente i vari luoghi, osservando come le persone si comportavano in modo diverso dopo che l'ambiente era stato appositamente reso disordinato.

Tutto questo ci fa capire quanto il permanere nel tempo di rifiuti per strada, una porta rotta a scuola, una finestra rotta di un edificio in disuso, ecc. possa causare a sua volta l'aumento di episodi di devianza.

Conviene quindi iniziare col far sparire le manifestazioni di incuria e degrado e, soprattutto, i segni che inducono a pensare che il permanere di tale incuria a nessuno sembri importare granché.

Prova a pensare a qualche altro esempio di teoria delle finestre rotte. Quali soluzioni possiamo integrare per migliorare le cose?

A presto,
Marco